Ho un sogno ricorrente: mio padre è tornato.
In realtà, mi accorgo sempre più che Tito Schipa, “il più grande tenore che ha catturato e irradiato la calda eleganza dei muri di Lecce, trasportandola leggera sulle ali della sua voce”, non è mai andato via.
La sua Lecce “gentile e beddha” ricorda il suo “usignolo” in ogni angolo. Gli è stata dedicata una piazza, è stato eretto un busto nei giardini della Villa Comunale. Sono stati intitolati a lui il Conservatorio di musica, l’ex Liceo Musicale e una sala del Circolo Cittadino. La sua arte sublime è commemorata nei teatri, nei cinema, nei bar e tra le strade di tutto il Salento, come un’incantevole melodia che si intreccia ai colori della sua terra d’origine. Senza dubbio, mio padre vivrà per sempre nel cuore e nella memoria dei salentini, che ne terranno viva la leggenda nel tempo.
Quando ho scritto il mio libro sulla sua vita e sulla sua musica, mai mi sarei aspettato di ispirare un romanzo a fumetti. Gli autori Marcello Durante e Francesca Maiorano hanno scelto di rivelare Tito Schipa alle nuove generazioni. Lo hanno fatto attraverso una forma d’arte narrativa attuale, viva e in perfetta sintonia con i giovani e non solo.
Un atto d’amore anche nei confronti del mio lavoro di ricerca e ricostruzione, condotto per realizzare un documento completo sulla vita e il lavoro di un artista irripetibile.
Nella mente di mio padre e nel suo cuore risiedeva la chiave di segreti che, proprio grazie alla dedizione di chi ha imparato ad amarlo, non saranno più perduti: una stupefacente parentesi di “conservazione in musica”, una superiore eleganza nello stare in scena, nell’essere dentro e fuori del personaggio; una capacità di ipnotizzare e pietrificare il pubblico con un suono o con un non-suono, una pausa, un silenzio, un gesto. Il suo segreto consisteva anche, e soprattutto, in un’emissione ineguagliata, naturale e spontanea in ogni dettaglio, un’emissione addirittura sublime proprio lì dove l’autore affida il suo messaggio a una corda dannatamente difficile da usare e proprio per questo più carica di impatto espressivo.
Mio padre era un maratoneta “mai in affanno”, un pugile “mai un livido”. Questo il segno della sua unicità. Quest’uomo fu a tutti i livelli un innovatore, un artista decisamente controcorrente rispetto agli schemi e alle mode del suo genere e del suo tempo. Riuscì a sfondare ogni resistenza imponendosi rapidissimamente come stella di prima grandezza, come vera leggenda vivente, e raccogliendo fin dalla gioventù ciò che difficilmente i grandi innovatori riescono a raccogliere in vita. Mise d’accordo pubblico e critica, melomani sfegatati ed esteti raffinati, fonologi e loggionisti. Tutti si ritrovarono uniti in un giudizio compatto, e quel giudizio veniva dal cuore.
Questo mettere d’accordo menti e cuori nel plauso incondizionato è l’altro grande marchio di unicità dell’arte di Tito Schipa. La conferma è proprio questo libro a fumetti, che ripercorre la sua storia attraverso lo sguardo e il vissuto di una giovane artista in crisi. Non le bastano il sostegno del suo docente, degli amici o della famiglia: ha bisogno di un punto di riferimento eterno, di un Maestro, di un’eccellenza capace di parlarle da vicino, più simile a lei di quanto immagini. Quel Maestro è Tito Schipa, l’Usignolo di Lecce Beddha.